Per chi assume

Dove pubblicare un annuncio di lavoro: i canali, i costi, chi li legge

Il panorama completo, compresi i canali che non siamo noi. Perché la domanda «dove pubblico» ha una risposta che dipende dal ruolo, non dal fornitore.

Un annuncio di lavoro in Italia si pubblica su quattro tipi di canale: i portali generalisti, i servizi pubblici per l’impiego, i canali di settore o territoriali, e il sito dell’azienda stessa. Pubblicare è quasi sempre gratuito; quello che si paga è la visibilità.

La scelta del canale conta più della sua qualità assoluta: su un magazziniere e su un ingegnere gestionale funzionano canali diversi. Sotto trovi i quattro tipi, con il costo reale e il tipo di ruolo su cui rendono.

I quattro canali, e su cosa funziona ciascuno

I portali generalisti

Pubblicazione spesso gratuita, visibilità a pagamento

Sono il primo posto in cui la gente cerca, e questo è insieme il pregio e il difetto: raggiungi molte persone e ricevi molte candidature non pertinenti. Funzionano bene sui ruoli comuni e su volumi alti; sui profili rari producono soprattutto rumore da smistare.

I servizi pubblici per l’impiego

Gratuito

I centri per l’impiego regionali raccolgono le vacancy e le incrociano con le persone in cerca, comprese quelle nei programmi di politica attiva. Sono sottovalutati sui mestieri manuali e sui profili di ingresso, dove spesso funzionano meglio dei portali. Il limite è la velocità: i tempi non sono quelli di un annuncio online.

Canali di settore e territoriali

Da gratuito a poche decine di euro

Associazioni di categoria, ordini professionali, gruppi locali, bacheche degli istituti tecnici e professionali. Il pubblico è piccolo e pertinente: su un saldatore o un perito elettrotecnico un annuncio sulla bacheca dell’istituto giusto batte tre portali generalisti. Richiede di sapere quale sia il canale giusto, e questo non si automatizza.

Il sito dell’azienda

Gratuito, ma va costruito

La pagina «lavora con noi» è l’unico canale che possiedi. Chi ci arriva ti conosce già, quindi converte meglio di qualsiasi portale — ma ci arriva solo chi ti cerca. Vale come destinazione, non come fonte di traffico, e va tenuta aggiornata: una pagina con posizioni chiuse fa più danno che non averla.

Due o tre canali scelti, non tutti. Ogni canale in più moltiplica le candidature da smistare senza moltiplicare quelle valide, e lo smistamento è il costo vero della selezione.

Il contenuto

Che cosa scrivere nell’annuncio

Cinque campi. I primi tre determinano quante candidature ricevi, il quarto è un obbligo di legge dal 7 giugno 2026, il quinto è quello che nessuno scrive.

Il titolo con il nome comune del ruolo

Le persone cercano «magazziniere», non «addetto alla logistica integrata di magazzino». Il titolo creativo riduce il numero di persone che trovano l’annuncio, e non ne aumenta la qualità.

La sede reale, non la sede legale

È il primo filtro di chi cerca. Un annuncio che dice «Italia» viene saltato da chi non può trasferirsi e aperto per errore da chi poi si tira indietro.

I requisiti separati fra obbligatori e graditi

Un elenco unico di dodici voci fa autoescludere i candidati bravi — che leggono e concludono di non essere all’altezza — e non ferma quelli che si candidano a tutto. Tre obbligatori e il resto graditi funziona meglio.

La fascia retributiva

Dal 7 giugno 2026 il D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva UE 2023/970, la rende un obbligo negli annunci. Al di là della norma è il campo che riduce di più i colloqui inutili: chi non ci sta dentro non si candida.

Che cosa succede dopo la candidatura

Quando riceverà notizie e da chi. Costa una riga e cambia la percezione dell’azienda più di qualsiasi descrizione dei valori aziendali.

Sulla retribuzione, in breve. Il D.Lgs. 96 del 7 maggio 2026 recepisce la direttiva UE 2023/970 ed è in vigore dal 7 giugno 2026: gli annunci devono indicare la retribuzione o la fascia. Le disposizioni su selezione e informazioni retributive valgono anche per le PMI. Questa pagina descrive l’obbligo in termini generali e non sostituisce una consulenza legale.

E su CVMatch

La pubblicazione è inclusa nel piano azienda da 35 € al mese, con 14 giorni di prova e senza carta per iniziare. La differenza rispetto a un portale generalista non è la quantità di persone raggiunte — che è minore — ma cosa succede alle candidature dopo: ognuna arriva con il confronto requisito per requisito rispetto a quelli scritti nell’annuncio, e il confronto è deterministico.

Detto con franchezza: se il tuo problema è ricevere candidature, un portale generalista ne porta di più. Se il problema è leggerle, il nostro serve a quello.

Domande frequenti

Dove si pubblica un annuncio di lavoro gratis?

Gratuitamente si pubblica sui servizi pubblici per l’impiego regionali, sulla pagina «lavora con noi» del proprio sito, sui canali di associazioni di categoria e ordini professionali, e sul livello base di diversi portali generalisti. Su questi ultimi la pubblicazione è gratuita ma la visibilità è a pagamento: l’annuncio esiste, e senza spesa scende rapidamente nei risultati.

Quanto costa pubblicare un annuncio di lavoro in Italia?

La pubblicazione di base è quasi sempre gratuita. Si paga la visibilità: la messa in evidenza sui portali generalisti va da poche decine a qualche centinaio di euro per annuncio, di solito per un periodo limitato. Su CVMatch la pubblicazione è inclusa nel piano azienda da 35 € al mese, e un annuncio in evidenza per sette giorni costa 40 € una tantum.

È obbligatorio indicare lo stipendio in un annuncio di lavoro?

Sì, dal 7 giugno 2026. Il Decreto Legislativo 96 del 7 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° giugno 2026, recepisce la direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva e introduce l’obbligo di indicare la retribuzione o la fascia retributiva nelle offerte di lavoro. Le disposizioni su selezione e informazioni retributive si applicano anche alle piccole e medie imprese. Questa pagina descrive l’obbligo in termini generali e non sostituisce una consulenza legale.

Su quanti canali conviene pubblicare lo stesso annuncio?

Due o tre scelti, non tutti quelli disponibili. Ogni canale in più moltiplica le candidature da smistare senza moltiplicare quelle valide, e il tempo di smistamento è il costo vero della selezione. Conviene scegliere in base al ruolo: un profilo comune sui portali generalisti, un mestiere manuale sui canali territoriali e sui servizi pubblici.

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